L’ex agente della Argo 1 è indagato anche in Italia ( Libero 21.07.2018)

Qualche giorno fa lo svizzero- turco Ümit Yuce ha visto infrangersi davanti alla camera dei ricorsi del “Tribunale penale federale svizzero” (TPF), le speranze di lasciarsi per sempre alle spalle la vicenda che lo vide condannato a due anni e mezzo di reclusione, di cui sei mesi da scontare, per aver fatto propaganda jihadista in Svizzera e all’estero per Al-Qaida e il Fronte al-Nusra”. Durante il processo terminato lo scorso agosto presso il Tribunale Federale di Bellinzona Ümit Yuce ammise di aver fatto proselitismo per l’islam radicale anche con cittadini italiani come emerso nelle carte processuali, e di essersi adoperato come reclutatore di combattenti. Lo stesso facilitò anche il viaggio di due persone andate a combattere; “Io volevo farli andare in Siria a combattere Assad, e non per lo Stato islamico”. Tra le sue dichiarazioni la piu’ raggelante: “Onestamente, non ho mai obbligato nessuno ad abbracciare le mie idee. Mi sono limitato a veicolarle e trasmetterle». Durante tutta la vicenda, la carcerazione preventiva e la presenza in aula, si potuta notare la compostezza e il distacco anche davanti alla richiesta di risarcimento dei danni (centomila franchi svizzeri). Il processo che venne celebrato con la forma del rito abbreviato (nessuno ha mai capito il perché), duro’ solo 52 minuti durante i quali ÜmitYuce rispose a tutte le domande del procuratore federale Sergio Mastroianni.Vista la carcerazione preventiva trascorsa in carcere  dopo qualche giorno dalla lettura della sentenza, l’imputato saluto’ tutti per tornarsene nella sua abitazione. Alle attività di proselitismo del 34enne svizzero-turco che venne arrestato in una maxi operazione il 17 Febbraio del 2017 nella quale vennero impiegati 100 agenti, ora si interessano e molto anche le autorità italiane che hanno richiesto con successo, l’assistenza giudiziaria alla Svizzera. Gli inquirenti italiani vogliono saperne di più’ sulle frequentazioni e sulle attività di ÜmitYuce in Italia, nello specifico quelle intercorse tra Como e Reggio Emilia dove era in contatto (tra il 2014 e il 2017 ) con l’islamista italiano Luca Aleotti- autonominatosi la Spada di Allah. Di Yuce si trovavano tracce nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Milano il 19/04/2016 a carico di KORAICHI Mohamed e di sua moglie BRIGNOLI Alice (fuggiti in Siria con i tre figli minori), MOUTAHARRIK Abderrahim (condannato a 6 anni e mezzo di carcere) e la convivente BENCHARKI Salma (5 anni e mezzo poi ridotti a 3 anni e 4 mesi e oggi ai domiciliari) e il loro amico KHACHIA Abderrahmane. Quest’ultimo condannato a 6 anni di carcere, è fratello di Oussama Khachia, il 30enne morto in Siria dopo essere stato espulso dall’Italia per sospetta apologia di terrorismo. Per un breve periodo Oussama Khachia abito’ anche in Canton Ticino grazie ad un “permesso B” ottenuto dopo aver contratto matrimonio con una ragazza ticinese. A seguito delle attività di proselitismo sul web, venne espulso anche dalla Svizzera per un periodo di 10 anni. Questo non prima di aver rilasciato una lunga intervista alla RSI nella quale non fece mistero delle sue convinzioni radicali*. Per tutti loro l’accusa fu di“associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico(art. 270 bis comma 2 c.p). Solo in un secondo tempo si capi’ che il “fratello HAMZA Hummit citato nelle intercettazioni telefoniche, non era altri che lo svizzero all’epoca impiegato come agente di sicurezza presso la “ARGO 1 SA” di Cadenazzo (Canton Ticino).

Oussama Khachia in pellegrinaggio alla Mecca

L’azienda che oggi è stata dichiarata fallita, aveva come responsabile operativo Marco Sansonetti noto per essere stato uno degli ex mariti della cantante italiana Anna Oxa. L’arresto di Ümit Yuce fece deflagare quasi involontariamente, anche la polemica politica in merito ai mandati diretti (3 mio di franchi svizzeri) concessi con una di serie di leggerezze tecnico-amministrative da “Guiness dei primati” dal Dipartimento della Socialità e Sanità (DSS) alla “ARGO 1”diretta all’epoca da Sansonetti che  era attiva in alcuni centri richiedenti asilo del Cantone Ticino vedi Camorino e Peccia. L’ex marito della cantante italiana (2006-2009) venne anche arrestato il 23 Febbraio del 2017 con le accuse di usura, sequestro di persona, atti di violenza nei confronti di almeno un richiedente l’asilo e varie infrazioni nel pagamento degli stipendi. Recentemente Marco Sansonetti che ha trascorso diversi mesi di carcere preventivo, ha pubblicato un video dove si è sfogato; “Sono stanco di non aver ricevuto alcun aggiornamento dal Ministero pubblico. Se per la procuratrice la mia vita è pari a zero, per me la mia vita è tutto”.L’indagine che lo riguarda dura da 15 mesi e nessuno sa quanto tempo ancora necessiti alla Procura per accertare i fatti.

*https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Morto-Oussama-Khachia-6621751.html

nella foto, a sinistra Abderrahmane Kachia abbracciato al fratello Oussama

 

 

 

 

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