Il Coraggio di Saida

Saïda Keller-Messahli fondatrice e presidente del “Forum per un Islam progressista in Svizzera”, “ Premio svizzero per i diritti umani nel 2016, nel suo libro “Islamistische Drehscheibe Schweiz. Ein Blick hinter die Kulissen der Moscheen (Verlag NZZ libro in tedesco) traducibile in “ La Svizzera crocevia dell’Islamismo- Uno sguardo dietro le quinte delle moschee” descrive con lucidità le attività delle “organizzazioni internazionali che promuovono un Islam molto oscurantista in Svizzera”.

In particolare la ricercatrice svizzera di origine tunisina, focalizza l’attenzione sulla “Lega musulmana mondiale guidata dall’Arabia Saudita”, organizzazione ricchissima molto attiva e influente in Svizzera. Nel nostro paese i sauditi controllano almeno trenta moschee dove promuovono l’interpretazione rigorosa dell’islam wahabita-salafita fatto che favorisce la radicalizzazione. Nel libro sul quale Carlo Silini del Corriere del Ticino l’ha recentemente intervistata, molto spazio viene dato ai Balcani, al Kosovo, alla Macedonia, all’Albania, e alla Bosnia luoghi da dove proviene la maggioranza della comunità musulmana in Svizzera. Qualche numero: I musulmani nel paese sono 350’000-400’000 (il 5% della popolazione- 12% con passaporto svizzero), e l’80% di loro  proviene dalla regione balcanica o dalla Turchia. Nel libro viene analizzata anche l’influenza in forte ascesa della Turchia che si muove in Svizzera finanziando nuove moschee attraverso il Ministero del culto “Diyanet”. Luoghi che finiscono poi sotto il controllo degli islamisti della potente associazione “Milli Görüs” – (Punto di vista nazionale) fondata negli anni settanta dal nazionalista islamico Necmettin Erbakan ( nella foto sotto)

Saida Keller Messahli non è la sola musulmana coraggiosa che denuncia la pesante infiltrazione dell’islam radicale in Svizzera, lo fa anche Mustafa Mehmeti, imam di Berna molto noto per le sue posizioni moderate che sostiene che una delle principali organizzazioni delle moschee albanesi, l’Unione degli imam albanesi della Svizzera (UAIS.ch), è salafita. Stiamo parlando di quaranta moschee”. Nei Balcani sauditi e gli emiri del Qatar continuano ad investire in moschee, scuole coraniche e persino negli “hotel halal”, strutture alberghiere “a zero alcool” e affini dove vige la sharia e dove le coppie che non sono sposate non possono dormire insieme. Le donne? Completamente velate. Da questi paesi continua nella sua testimonianza Saida Keller Messahli, “arrivano in Svizzera libri e brochure che promuovono l’islam salafita, e tutto questo materiale arriva nelle moschee e da lì finisce anche nelle prigioni, ad esempio quella di Pöschwies, nel Canton Zurigo attraverso i nostri cosiddetti cappellani” Come ringraziamento per la coraggiosa denuncia Saida Keller Messahli si è vista esautorare nel giugno scorso dai corsi che dava nel carcere nell’ambito della formazione continua, momenti istruttivi che erano apprezzati per i contenuti proposti. E per quale motivo? “atteggiamento e spirito che non coincidevano con quello della direzione della Giustizia riguardo integrazione e libertà religiosa”. A Zurigo dove comandano i socialisti la direzione della Giustizia non ha certamente apprezzato le dichiarazioni della studiosa sulle carceri “noi non avremmo simili problemi negli stabilimenti penitenziari se si rimpiazzassero gli imam con degli operatori sociali o con degli psicologi. Ci vuole qualcuno che si occupi dell’anima delle persone nelle prigioni? Allora che lo facciano gli psicologi. Apriti cielo, non lo avesse mai detto!!  La Svizzera avrà la forza di cambiare approccio nei confronti al dilagare dei “Fratelli Musulmani” impegnati nel conquistare posizioni anche nei partiti politici svizzeri, nei confronti delle organizzazioni islamiche balcaniche, di quelle turche, della LIM e di tutte le sue associate come l’Organizzazione della cooperazione islamica (OCI)” oppure “l’Organizzazione islamica per l’educazione, le scienze e la cultura (ISESCO)? Forse però un segnale dovrebbe venire anche dall’Europa che non si fa alcun problema che esista a Dublino l’ECFR (European Council for Fatwas & Research) che consente – attraverso l’inestricabile rete di moschee di imporre ai fedeli musulmani di vivere secondo la legge di Allah. La guida dell’ECFR non a caso è affidata al “principe dei predicatori dell’odio” e grande sponsor della jihad, l’egiziano Yusuf Al-Qaradawi che vive in Qatar e che ha nello svizzero Tariq Ramadan, “abilissimo lupo che indossa il velo d’agnello” – il suo allievo prediletto senza dimenticare che il fratello di Tariq, Hani Ramadan  è un altro che usa parole di fuoco verso “i miscredenti” e le donne “che possono essere picchiate se disobbediscono”. Tutte pessime notizie per la Svizzera.

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