L’inarrestabile ascesa della vorace mafia calabrese ( dal Corriere del Ticino 5 Gennaio 2018)

Nicola Gratteri procuratore della Repubblica di Catanzaro e Antonio Nicaso professore universitario e scrittore, hanno dato alle stampe il loro ultimo saggio edito da Mondadori intitolato «Fiumi d’oro». Il volume racconta come la ’ndrangheta, la potente mafia calabrese, sia riuscita a trasformarsi in silenzio da mafia agro-pastorale a potenza economico-finanziaria globale capace di influenzare direttamente i mercati. Un libro che è un autentico pugno nello stomaco per il lettore che si ritrova grazie al racconto degli autori, prima immerso sulle montagne dell’Aspromonte per ritrovarsi in Australia, in Brasile, in Colombia, in Canada sempre trasportato da un vortice di decine di milioni di euro e di polvere bianca. Quella maledetta cocaina con la quale la ’ndrangheta inonda l’Europa e grazie alla quale ha fatto il salto di qualità passando dai lucrosi rapimenti ai traffici milionari globali. Un fiume d’oro ottenuto con la violenza ma non solo, gli autori grazie ad un minuzioso lavoro di ricerca dimostrano come oggi l’organizzazione criminale calabrese sia corteggiata dalle cosiddette «classi dirigenti» che necessitano dei pacchetti di voti dei quali l’organizzazione dispone ovunque sia presente. Voti in cambio di appalti milionari anche nelle opere pubbliche e guai a chi sgarra. Chi dissente muore. Una mafia, la ’ndrangheta, che vive e respira insieme a noi perché è un fatto umano e non soprannaturale, capace di tessere reti e alleanze strategiche unte con il «fiume d’oro» che ingolosisce funzionari pubblici, impiegati di banca, avvocati e notai, esperti di finanza e avidi broker. Di quanto parliamo? 43 miliardi di euro per difetto. Questo il fatturato della ’ndrangheta che reinveste il 75% nelle economie di tutto il mondo. Denaro che serve a comprare ristoranti, hotel, pasticcerie che diventano delle «lavanderie». Il libro offre anche una mappatura di come la ’ndrangheta abbia colonizzato interi Land della Germania dove compra qualsiasi attività commerciale, in salute o dissestata perché quello che conta davvero è lavare il denaro. Stesso vale per l’Olanda che vanta il più importante porto d’Europa non certo estraneo ai traffici dell’organizzazione, in Austria, Spagna, Portogallo, in Svizzera, in Belgio e nella City di Londra autentico ventre molle del continente europeo in materia di riciclaggio alla quale guarda caso, oggi sta stretta l’Europa. Ma il vecchio continente non bastava ai boss calabresi, dopo aver seguito per decenni le tracce dell’immigrazione, eccoli a suon di milioni di euro impadronirsi tramite operazioni perfettamente legali e grazie a leggi inadatte scritte da uomini pavidi o collusi, di immobili e di imprese negli Stati Uniti, in Sudafrica, Australia, Canada. Paesi dove possono contare su veri cloni dell’organizzazione criminale. Un sistema criminale fatto di uomini e donne che soldi non li contano più, li pesano perché così fanno prima. Un’organizzazione criminale la ’ndrangheta, che opera e ricicla denaro su scala globale favorita dalle differenze dei vari codici penali e dalla mancanza di leggi che colpiscano i reati associativi. Una lotta impari quella alla ’ndrangheta? Gli autori nel libro ci esortano a pensare che non è impossibile sconfiggerli e come ci sia ancora spazio per la lotta al fenomeno. Unico dettaglio è «che il tempo delle parole è finito».

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