Storia di Abu Omer, il jihadista che lanciava gli uomini dai palazzi

Tra i molti misteri che accompagnano la fine dello Stato islamico (almeno a livello territoriale), quello del destino di molti miliziani divenuti famosi attraverso il web.  A Raqqa coloro che non hanno voluto immolarsi per il Califfo Abu Bakr Al Baghdadi nella battaglia finale, sono fuggiti dall’assedio grazie a un “accordo sporco” stretto con le milizie delle Forze democratiche siriane (Sdf) a guida curda, e con il consenso tacito degli Usa e della Russia. E dove sono finiti ? Molti si trovano in transito in Turchia prima di tornare in Europa, molti in Africa e nel Sinai. Tutti pronti alla nuova fase del Califfato che prima o poi li chiamerà. Nelle scorse settimane intanto è venuta alla luce la storia di uno dei peggiori jihadisti attivi con il “Dawlat al-Islāmiyya”in Iraq. Si chiama Abu Omer conosciuto anche come “Barba Bianca” l’uomo che pagando una tangente di 7.000 dollari se ne è andato evitando cosi’ il processo  la condanna a morte, destino al quale stanno andando incontro i miliziani dell’Isis detenuti nelle carceri irachene. Abu Omar era rimasto a Mosul nonostante la caduta della città ( 29 giugno 2017 ) protetto dall’omertà che si conquista anche con il denaro. Quando lo hanno catturato veniva descritto come “un uomo innocuo e ormai anziano” quasi a volersi scusare per averlo preso.

Abu Omer si trovava nella città vecchia di Mosul oggi è un luogo spettrale, interamente sbriciolato dove non c’è più niente, nemmeno l’asfalto. Costui si fece un nome nella galassia islamista come boia degli omosessuali veri e presunti, portati sul palazzo più alto della città e lanciati nel vuoto. Prima di farli precipitare i malcapitati che spesso venivano attirati anche con falsi appuntamenti, venivano tenuti per le caviglie in modo da aizzare la folla che attendeva sotto. I sopravvissuti al volo di parecchi metri, non aveva alcuna possibilità di salvarsi. Sotto la folla sempre molto numerosa, provvedeva a finirli a sassate. Una sorta di festa alla quale partecipavano molte persone (tante donne) che per arrivare sul posto partivano all’alba. Abu Omer lo avevano catturato solo una settimana prima della fuga, grazie alle informazioni di alcune persone che abitavano vicino a lui e che ne aveva vissuti gli orrori e lo aveva riconosciuto. Non è bastato, i soldi hanno comprato i suoi carcerieri proprio alla vigilia della scoperta dell’ennesima fossa comune contenente i corpi di 20 donne molto probabilmente yazide. Se lo Stato islamico oggi non esiste più, per la giustizia invece occorrerà aspettare ancora. E chissà se mai arriverà.

 

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