Terroristi per caso ( Corriere del Ticino 09.04.2018 )

Il grave atto criminale di Münster dove un furgone ha investito la folla che si godeva la prima giornata di primavera, deve essere oggetto di preoccupazione, al di là del possibile movente. Le autorità tedesche hanno escluso la pista terroristica islamica e il responsabile dell’attacco che ha lasciato a terra tre morti e decine di feriti (dei quali alcuni in pericolo di morte), sarebbe un cittadino tedesco di 48 anni, Jens R. H., che tra il 2014 e il 2016 venne curato perché malato di mente. Nel suo passato reati comuni ma nessuna simpatia verso l’islam radicale che nella zona di Münster fa molti proseliti specie tra i giovani immigrati. Le statistiche parlano di almeno 500 giovani che vivono in un contesto religioso islamico radicale, molti dei quali sotto i 14 anni. Per tornare a Jens R. H. alcuni media tedeschi azzardano possibili simpatie dell’uomo verso l’estrema destra, un fatto che, a loro avviso, lo avrebbe portato a compiere l’atto violento dopo il quale si è suicidato sparandosi dentro il furgone usato per l’attentato.

Mentre le ipotesi e le teorie si sovrappongono in attesa del complottista di turno, una certezza c’è. Se quanto accaduto è opera di un malato di mente in preda ai suoi deliri, non c’è alcun motivo per festeggiare lo scampato pericolo jihadista. Perché? Semplicemente per il fatto che questa società malata di ingordigia, egoismo, droga, «dhimmitudine» (sottomissione all’Islam in diversi modi) e buonismo, produce sempre più soggetti che senza avere alcuna motivazione dottrinale o ideologica cercano con atti criminali le luci della ribalta. Lo stesso Jens R. H. avrebbe detto ad un amico che un giorno si sarebbe suicidato nel corso di un’azione spettacolare. Lui ed altri come possono trovare le attenzioni di tv e i media pronti a correre sul luogo della strage? Naturalmente attraverso l’emulazione e il copia-incolla nella costruzione di eventi terroristici come avvenuto a Stoccolma, Nizza, Londra e negli Stati Uniti, dove gli autoveicoli lanciati a folle velocità hanno falciato degli innocenti.

A proposito di questa tecnica di attacco occorre ricordare che il copyright è quello del terrorismo palestinese. Questo ovviamente sperando che qualche giornalista nostrano non ci ricordi che si tratta di «pacifici manifestanti che combattono contro uno Stato oppressore». In ogni caso per gli apparati di sicurezza, non bastassero le preoccupazioni che il terrorismo islamico comporta, c’è pure il fatto che questa metodologia non sia solo appannaggio di jihadisti e palestinesi, ma anche di qualsiasi individuo fuori di testa in libera uscita. Se si pensa alle stragi riuscite o tentate con auto, furgoni o camion la mente va subito a quelle sopracitate mentre di alcune purtroppo si è già persa la memoria. Ad esempio, quella del 9 dicembre 2017 a Sondrio dove nella centralissima piazza Garibaldi intorno alle 14.30 le telecamere videro un veicolo sfrecciare a forte velocità prima di investire i pedoni. L’auto, dopo una carambola con le bancarelle del mercatino di Natale, si era schiantata a poca distanza. Alla guida c’era un italiano di 27 anni risultato ubriaco e sotto l’effetto di stupefacenti, che dopo essere uscito dal veicolo ha provato a fuggire pronunciando frasi sconnesse. Voleva uccidere e non ci è riuscito solo per un caso fortuito (quattro i feriti). Siccome non era il solito islamista che si vendica dei torti subiti negli ultimi 1.500 o 2.000 anni (per tornare al nostro eroico analista nostrano), la notizia è finita prima a pagina 40 e poi è stata dimenticata. L’ubriaco e drogato di Sondrio, che voleva uccidere la folla ai mercatini di Natale, non aveva fatto altro che copiare quanto fatto da altri prima di lui.

In attesa di comprendere cosa abbia spinto Jens R. H. a investire la gente a Münster e poi a suicidarsi (conclusione insolita in questi casi), c’è una domanda alla quale le autorità tedesche dovrebbero rispondere: perché nonostante le informative provenienti da molti Paesi europei che parlano di «concreto e imminente pericolo di attentati commessi nei centri storici con auto e motoveicoli», non erano state posate delle «barriere jersey» all’entrata del centro storico di Münster ?

 

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