Il Governo malese potrebbe espellere il predicatore estremista indiano Zakir Naik 

Dopo aver tollerato a lungo i predicatori islamici estremisti a Kuala Lumpur si cambia registro. Pugno di ferro contro i seminatori di odio religioso.  

Colpo di scena in Malesia nella vicenda del predicatore estremista indiano Zakir Naik alias Zakir Abdul Karim Naik, fermato e poi rilasciato il 29 luglio scorso a Kuala Lumpur su richiesta delle autorità indiane. Secondo l’agenzia investigativa indiana per i crimini finanziari, Naik ha riciclato 28 milioni di dollari ricevuti da “fonti sospette” nell’acquisto dell’edificio della scuola internazionale islamica a Chennai, di 10 appartamenti, 2 palazzi e relativi terreni a Pune e Mumbai (India) e avrebbe 10 conti bancari a lui riconducibili. Inoltre ci sarebbero proprietà immobiliari a Dubai e in Inghilterra dove è bandito dal 2010. Inizialmente gli indiani puntavano all’estradizione ma sono bastate poche ore per capire che il governo islamico di Kuala Lumpur almeno per il momento, non avrebbe ottemperato alla richiesta. Zakir Naik ha sempre respinto le accuse a fronte di una condanna a 20 anni anni di carcere, senza pero’ mai fornire chiarimenti sull’enorme patrimonio accumulato in questi anni. New Dehli per ben tre volte ha anche chiesto all’Interpol di spiccare un mandato di cattura internazionale ma fino ad oggi le richieste, sono cadute nel vuoto.

“Naik identifica la musica con l’alcol e afferma che entrambi sono di natura inebriante. Ha condannato il ballo e il canto perché afferma che sono vietati nell’Islam”

Ma ora per lui qualcosa potrebbe cambiare infatti il governo malese mercolesi scorso, si è chinato sul permesso di soggiorno permanente del predicatore islamico indiano dopo che tre ministri hanno richiesto la sua espulsione dal paese “perchè avrebbe fatto commenti razziali”. Zakir Naik  non è nuovo a queste provocazioni tanto che in merito all’India suo paese natale, ha recentemente commentato che “ gli indù hanno 100 volte più diritti rispetto ai musulmani”.Un commento che ha fatto imbestialire il governo di Nuova Delhi che non vede l’ora di poterlo processare. Zakir Naik che vive Malesia da tre anni sta diventando a causa delle sua posizioni oltranziste e settarie, sempre piu’ ingombrante per il governo di Kuala Lampur che non va dimenticato, deve gestire l’equilibrio tra i musulmani che sono circa il 60 % dei suoi 32 milioni di persone, e la restante popolazione fatta di cinesi e indiani di religione induista. Gobind Singh Deopotente ministro delle comunicazioni e dei media ha dichiarato che i commenti di Naik potrebbero essere stati diretti a seminare discordia tra musulmani e non musulmani in Malesia: “Abbiamo espresso la nostra posizione, in base alla quale è necessario agire e siamo convinti che Zakir Naik non dovrebbe più essere autorizzato a rimanere in Malesia” Il primo ministro ha preso atto delle nostre preoccupazioni. Lasciamo a lui il compito di considerare la posizione e decidere al più presto cosa è necessario fare per affrontare il problema “.

Naik afferma che è lecito picchiare delicatamente la moglie. Sostiene che per quanto riguarda la famiglia, un uomo è il leader. Quindi, ha il diritto di farlo seppur in maniera leggera

Il predicatore che teme di essere cacciato dal paese, ha immediatamente negato in una nota che la sua intenzione sarebbe quella di seminare discordia; “la mia lode al governo malese per il suo trattamento islamico ed equo nei confronti delle minoranze indù è stata distorta e citata erroneamente per adattarsi ai guadagni politici e creare fratture comuni“. Nonostante la sua precisazione si allarga il fronte che chiede al premier Mahathir Mohamaddi espellere il predicatore indiano dopo che anche  M. Kulasegaran, ministro delle risorse umane, e Xavier Jayakumar, ministro delle risorse idriche, terrestri e naturali hanno preso posizone contro Naik. Se venisse espulso verso l’India oltre ai reati finanziari, Zakir Naik dovrebbe rispondere “di promuovere o tentare di promuovere sentimenti di inimicizia, odio o cattiva volontà tra diverse comunità e gruppi religiosi“.

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