Sangue sul Paradiso dei Turisti. Le Maldive ora fanno davvero paura.

Sono stati arrestati alle Maldive tre uomini (ma c’è chi ha parlato di cinque) ritenuti responsabili di “aver commesso atti terroristici contro stranieri” martedi scorso sull’isola di Hulhumalé un’isola situata a pochi chilometri dalla capitale Malé, dove sono stati attaccati con arma bianca, due turisti cinesi e un cittadino australiano che lavora alle Maldive. Degli arrestati non sono stati resi noti i nomi e non sono stati rivelati altri dettagli, un fatto che alimenta dubbi e perplessità della stampa sulla gestione dell’intera vicenda. Prima ancora che i sospettati venissero arrestati, un gruppo terroristico maldiviano con legami accertati con l’ISIS, ha pubblicato un video sui social media nel quale si è assunto la responsabilità dell’attacco. Nel video si vede un uomo mascherato affiancato da altri due, che puntando il dito verso la telecamera, afferma  che le Maldive che sono attualmente guidate dal presidente democratico Ibrahim Mohamed Solih, sarebbero gestite da infedeli e che, dopo l’accoltellamento di martedì, ci saranno altri attacchi. Le Maldive, conosciute come autentico paradiso delle vacanze in tutto il mondo ( 1.2 milioni di visitatori ogni anno ), da tempo preoccupano gli esperti di terrorismo vista la rapida crescita dell’estremismo islamico che è penetrato nell’arcipelago composto da 1.192 isole coralline e 26 atolli naturali divisi in 19 atolli amministrativi sparsi in 300 km² dove vivono 392.709 abitanti. L’unica religione praticata alle Maldive dove non esiste la libertà di culto, è l’Islam sunnita. La stretta rigorista islamica impressa nel 2008 dopo che nel paese sono arrivati centinaia di milioni di dollari dall’Arabia Saudita destinati alla costuzione di moschee e madrasse ( scuole coraniche), ha fatto si non è piu’ consentito ai non musulmani di poter ottenere la cittadinanza maldiviana. L’islam wahaabita- salafita ha rapidamente fatto proseliti tra coloro che sono esclusi dalla ricchissima torta del turismo internazionale che rappresenta il 20% del PIL delle Maldive che nel 2017 è stato di 4,597 miliardi di dollari, una torta che pero’ si mangia solo il 5% della popolazione che possiede il 95% della ricchezza. Miseria, degrado, mancanza di istruzione, sfruttamento e mancanza di prospettive oltre alla mancanza di spazi vivibili nella capitale vedi a Malé (5,8 chilometri quadrati), dove si stima che vivano 130.000 abitanti ma che sono in realtà piu’ del doppio e dove le famiglie vivono ammassate una sopra l’altra, stanno gradualmente trasformando questo piccolo paradiso in un vero inferno. Le Nazioni Unite hanno effettuato uno studio sulla tossicodipendenza alle Maldive e il risultato dice che il 98% degli abitanti ha un amico tossicodipendente. Tutte notizie che non arrivano negli incontaminati atolli dove si trovano i resort che sono lontani dalla capitale, e che i turisti vedono solo di sfuggita quando arrivano oppure ripartono. Con il deterioramento delle condizioni di vita della popolazione, i predicatori del male hanno avuto gioco facile nel far deragliare le vite di molti giovani maldiviani e cosi’ con la recrudescenza del fenomeno del terrorismo di matrice salafita le Maldive hanno visto rapidamente crescere il numero dei suoi cittadini attratti dalle idee estremiste tanto che sono piu’ di 1.400 i maldiviani schedati come estremisti ma non è tutto, le Maldive detengono anche un triste primato; con i suoi 219 foreign fighters ( 160 uomini e 59 donne) sono il Paese musulmano che, in rapporto alla popolazione, ha fornito il maggior numero di combattenti attivi nel “Siraq”. Su questi numeri pero’ non c’è  unanimità visto che diversi analisti parlano di almeno 300 combattenti maldiviani oltre ad un numero enorme di coloro che hanno tentato di partire per il “Siraq”, questi sarebbero stati piu’ di 500. Oggi molti di di loro (150 piu’33 bambini maldiviani orfani) sono detenuti nei campi di prigionia gestiti dalle SDF nell’est della Siria mentre altri si trovano nelle prigioni irachene vorrebbero tornare a casa ma l’operazione pare complessa e non priva di rischi visto il contesto sociale. Se i petrodollari hanno fornito la logistica sono stati i molti predicatori arrivati a Malè ad “avvelenare i pozzi”; compresi quelli locali, come il 35enne Muhammad Ameen.

Si tratta del primo maldiviano finito nell’elenco terroristico dell’OFAC (Office of Foreign Assets Control agenzia di intelligence finanziaria e di controllo del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti), che è stato arrestato lo scorso 24 ottobre 2019 in un’operazione speciale condotta dalla polizia. Mohamed Ameen viene descritto “come un reclutatore dell’ISIS-Khorasan, ramo militante dello Stato islamico e un leader chiave dell’ISIS in Siria, Afghanistan e Maldive da dove era solito dirigere i combattenti terroristi in Siria, ma che inviava anche combattenti in Afghanistan “. L’uomo ha una lunga storia criminale che inizia il 29 settembre 2007 con l’attentato di “Sultan Park”che si trova nell’area del quartier generale dell’Esercito delle Maldive (MNDF). Quel giorno un’ordigno rudimentale esplose vicino ad una moschea ferendo 12 turisti stranieri. All’epoca vennero arrestati dieci cittadini maldiviani (e due stranieri) tra i quali Ahmed Naseer  e Moosa Inas ma l’organizzatore dell’attentato Mohamed Ameen, trovo’ riparo guarda caso, nello Sri Lanka altro paese dove i petrodollari hanno generato altri mostri. Il reclutatore maldiviano venne arrestato nello Sri Lanka nel 2011, ma venne liberato dopo essere stato riportato alle Maldive. Ameen fu aarrestato mentre cercava di entrare illegalmente nello Sri Lanka con un passaporto contraffatto. All’epoca gli furono sequestrati un passaporto maldiviano e uno pakistano. Per tornare alle sue recenti attivita secondo l’OFAC“ I subordinati di Ameen organizzavano circa 10 sessioni di reclutamento a settimana con il pretesto di lezioni islamiche in diverse località di Malé, nelle Maldive, inclusa la casa di Ameen. Ameen e il suo gruppo hanno continuato a reclutare a nome dell’ISIS da varie bande criminali maldiviane ” ma non solo; Secondo il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, “Ameen è identificato sia come reclutatore che come leader chiave dell’ISIS in Siria, Afghanistan e Maldive.Il dipartimento ha inoltre affermato che Ameen è noto per avere materialmente assistito, sponsorizzato o fornito supporto finanziario, materiale o tecnologico per ISIS-Khorasan (ISIS-K), che è una filiale dell’IS con sede in Iraq. Secondo l’emittente australiana ABC, l’attacco di martedi scorso potrebbe essere una vendetta compiuta per reagire al suo arresto. In ogni caso per le Maldive che hanno nel turismo un fondamentale asset della sua economia, la recrudescenza del terrorismo di matrice islamica è una pessima notizia. Se dovesse inaugurarsi una stagione del terrore con attacchi alle strutture turistiche si profilerebbe uno scenario “egiziano” o tunisino, vedi spiagge deserte e hotel vuoti che è esattamemte quello che gli estremisti islamici vogliono.

“Possono verificarsi attacchi su isole remote, che potrebbero allungare i tempi di risposta delle autorità. Dal 2014, al-Qaida nel subcontinente indiano (AQIS) ha elevato il panorama delle minacce nell’Asia meridionale. Lo stesso mese in cui AQIS ha annunciato la sua formazione, l’ISIS ha pubblicato un appello registrato per l’uccisione di cittadini statunitensi e membri della coalizione anti-ISIS, incoraggiando attacchi di criminali solitari e obiettivi-opportunità. Sono stati segnalati combattenti delle Maldive in viaggio in Siria per combattere a fianco dei militanti, tra cui ISIS e affiliato al-Nusra Front. Dozzine di maldiviani sono morti combattendo in Siria. Si stima che i 219 maldiviani, su una popolazione di circa 400.000 persone, stessero combattendo in Siria e Iraq, facendo delle Maldive il secondo più grande fornitore al mondo di combattenti stranieri pro capite, dopo la Tunisia”.

dal Rapporto sulla criminalità e la sicurezza delle Maldive 2019

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